Redditi di cittadinanza a carcerati e stranieri non residenti fissi in Italia, il blitz della finanza: bloccate richieste per 130 mila euro
Nel corso del 2023 hanno percepito il Reddito di cittadinanza, senza averne diritto o con gravi irregolarità emerse solo dopo i controlli della Guardia di Finanza. Sono 50 i casi fuori legge in provincia di Vicenza a cui sono seguite 48 denunce

VICENZA. Non si fermano i controlli delle Fiamme Gialle tesi a verificare la regolare percezione del “Reddito di cittadinanza”.
Per molti cittadini stranieri la causa della illegittima fruizione del beneficio è dovuta alla mancanza del requisito della residenza, tenuto conto che la legge prevede che il richiedente il sussidio debba essere residente in Italia da almeno 10 anni, di cui 2 in maniera continuativa. In diversi casi, infatti, i reparti hanno permesso di appurare che spesso i beneficiari del contributo hanno auto-dichiarato, in sede di trasmissione della domanda di percezione, il requisito senza, tuttavia, avere conseguito la dimora abituale nello Stato per l’intero periodo richiesto.
In altri casi, i percettori hanno omesso di comunicare all’Inps l’inizio dell’attività lavorativa nel termine dei 30 giorni previsti oppure hanno fornito mendaci dichiarazioni inerenti alla composizione del nucleo familiare oppure ancora hanno omesso di indicare i redditi da lavoro percepiti e non rilevati per l’intera annualità nell’Isee.
Tra i percettori della misura di sostegno sono stati scoperti anche soggetti privi del cosiddetto requisito di “onorabilità”, previsto dal Decreto Legge numero 4/2019. Gli approfondimenti, eseguiti anche attraverso specifiche analisi operative di rischio, hanno consentito di rilevare l’omessa comunicazione dello stato detentivo proprio e/o di un componente del nucleo familiare.
Nello specifico, in un primo caso una persona (residente a Schio) è risultata essere sottoposta (in tempi diversi) sia a custodia cautelare in carcere che a quella degli arresti domiciliari. Da ulteriori accertamenti, è stato appurato come un componente del relativo nucleo familiare (la madre) avesse presentato altre due domande di Reddito di Cittadinanza, omettendo di indicare, rispettivamente, il sopravvenuto stato di detenzione del familiare, nonché l’intervenuta condanna definitiva di quest’ultima per il reato di rapina.
Nel secondo caso oggetto di approfondimento, il soggetto richiedente (sempre residente a Schio e già sottoposto in passato sia alla custodia cautelare in carcere che agli arresti domiciliari) ha sottoscritto la domanda di accesso al sostegno pur essendo destinatario di un obbligo di firma davanti alla Polizia Giudiziaria. Peraltro, lo stesso percettore del reddito è risultato essere stato condannato, in via definitiva, per diversi reati quali ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale e associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.
In un ulteriore caso, un cittadino di Zanè, oltre a essere risultato sottoposto (in momenti diversi) sia alla custodia cautelare in carcere che a quella degli arresti domiciliari, aveva omesso di dichiarare nel modello Isee allegato alla richiesta di erogazione del beneficio economico in commento, di aver incassato, nel periodo dal 2017 al 2023, vincite derivanti da giochi e scommesse per un importo considerevole.
Infine, gli accertamenti condotti nei confronti di un cittadino extra-comunitario residente a Vicenza hanno consentito di verificare che lo stesso, al momento della presentazione della domanda di Reddito di cittadinanza non aveva provveduto a dichiarare lo svolgimento della propria attività lavorativa e quella di un componente del nucleo familiare, dalla quale sono derivati redditi da lavoro non rilevati per l’intera annualità nell’Isee, nonché aveva omesso di indicare il possesso di autoveicoli a lui intestati.
Le Fiamme Gialle hanno accertato complessivamente indebite percezioni per circa 450 mila euro e bloccato richieste per ulteriori 130 mila euro.














